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Cooperativa Amico Bio

Cooperativa Agricola Amico Bio

azienda agricola amico bio
È nella zona che un tempo i Romani chiamavano Campania felix, nel comune di Giano Vetusto, a 250 metri sul livello del mare, che ha sede l’azienda agricola Amico Bio. I terreni dell’area, nota già 2000 anni fa per la fertilità che, assieme al calore del sole e al clima molto mite, ha sviluppato l’agricoltura come grande risorsa, sono stati negli ultimi tempi maltrattati. Proprio per questo Enrico Amico, titolare dell’azienda Amico Bio, tiene a presentare la sua azienda come la prova che un uso diverso del territorio è possibile: “Vogliamo fungere un po’ da modello” spiega, “per dimostrare che c’è la possibilità di ripartire, anche perché la natura è generosa e ci dà la possibilità di ricominciare anche in zone come queste che, nel tempo, sono state sciupate. Anche in questi territori si può fare un’agricoltura di qualità, che rispetti l’ambiente”. Certo, ci vuole pazienza e impegno per ridare a un terreno malconcio la fertilità che un tempo lo contraddistingueva: “Ci sono voluti 6 o 7 anni per dare nuova vita al terreno;” continua Enrico, “ci siamo riusciti applicando tutta una serie di principi alla base dell’agricoltura biodinamica: utilizzo imprescindibile dei preparati, che sono la vita del terreno, impiego del compost aziendale, preparato con il letame degli animali del nostro allevamento, ricorso alla tecnica dei sovesci, seminando un mix di sementi con azioni e proprietà differenti, da incorporare nel terreno apportando grandi quantità di sostanza organica che si trasforma in humus, e quindi in vita, per tutta la microflora e la microfauna, che trova così la possibilità di riprodursi, arricchendo e vivificando a sua volta il terreno”.

Nata circa vent’anni fa, Amico Bio è un’azienda di famiglia sorta dalla determinazione di investire in un’attività agricola sostenibile.Dopo circa 10 anni di metodo biologico, l’azienda è passata all’agricoltura biodinamica, ottenendo la certificazione Demeter nel 2005: “Nostro anelito è giungere al concetto di agricoltura biodinamica espresso da Steiner, che promuoveva un’azienda a ciclo chiuso”. Amico Bio coltiva ortaggi; le colture molto delicate come le insalate sono nei in tunnel, finocchi, indivie e scarole sono in pieno campo; durante l’estate zucche e meloni vanno a completare una gamma di ortive che guarda soprattutto alla produzione invernale. Come in tutte le aziende biologiche e biodinamiche, le coltivazioni rientrano all’interno di un piano di rotazione delle colture. Qui alle colture orticole seguono sempre cereali (grano tenero e grano duro) e leguminose (il favino utilizzato per l’alimentazione degli animali). Amico Bio alleva vacche di razza marchigiana e suini neri casertani, una razza pregiatissima con ben 3000 anni di storia, ma ora purtroppo tra le 5 razze autoctone italiane in via di estinzione; gli animali sono allevati esclusivamente con alimenti di produzione aziendale. “L’allevamento è in un’azienda biodinamica è fondamentale” spiega Enrico, “soprattutto per la produzione del letame che viene poi compostato così da diventare la base per la concimazione dei nostri terreni”. Per mantener fede all’obiettivo di una filiera chiusa, Amico Bio produce da sé i semi: “Abbiamo dei campi di prova che ci permettono di rimettere in gioco vecchie varietà non ibride, perfette per un’agricoltura moderna com’è quella biodinamica” continua. “Abbiamo attrezzato un vivaio per la produzione delle piantine, ci occupiamo del trapianto e di tutte le fasi colturali fino alla raccolta e al confezionamento”. Un progetto così ambizioso non poteva tralasciare l’aspetto umano. Conclude infatti Enrico: “Con noi lavorano e vivono, in una specie di organismo sociale allargato, circa 100 persone. Molti abitano all’interno delle varie strutture aziendali con le famiglie, realizzando la fondamentale aggregazione sociale che è la forza della nostra azienda”. 

Il contributo sociale di Amico Bio passa anche attraverso la valorizzazione di alcuni siti e monumenti d’interesse storico archeologico della zona. Per esempio, Santa Maria Capua Vetere, dove si trovano i terreni dell’azienda, ospita l’anfiteatro d’epoca Romana: “Ogni azienda, ancor di più se si muove all’interno del movimento biodinamico, deve dare il proprio contributo al territorio anche attraverso altre sfaccettature. Per questo abbiamo voluto investire in un progetto oltre l’attività agricola, sponsorizzando la rinascita dell’anfiteatro campano, un sito archeologico bellissimo, unico, , secondo per dimensioni e importanza solo al Colosseo e famoso perché da qui si sono consumate le gesta eroiche di Spartaco, il primo schiavo che si ribellò ai meccanismi di un sistema che allora era schiavitù vera e propria, ma ancora oggi prosegue con altre connotazioni. Ci sentiamo un po’ gli Spartaco degli anni 2000”. Anche il comune di Giano Vetusto, dove si trovano la Fattoria didattica e l’allevamento di Amico Bio, si distingue per la presenza di un edificio dalla storia affascinante: il tempio romano per il culto del dio Giano. “Gli anziani del posto sapevano dov’era, anche perché nel dopoguerra la sovrintendenza aveva lavorato per metterlo in evidenza” spiega Enrico. “In seguito, però, era stato completamente abbandonato, nonostante fosse rappresentativo del paese, cui ha dato il nome. L’ho ritrovato quando ho acquistato questi terreni: sono poche mura, ma al loro interno custodiscono ancora un piccolo affresco. Casualmente, poi, abbiamo scoperto una delle tre grotte dove gli antichi Romani prelevavano l’argilla, scavando a mano: all’epoca il tempietto funzionava come fornace per cuocere gli utensili preparati con l’argilla bianca estratta nelle vicinanze, all’epoca molto ricercata. Non conteneva ferro, per cui gli utensili che vi si realizzavano, come le anfore per l’olio e per il vino non rilasciavano sapori indesiderati di metallo.